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Teatro di viaggio – Lungo la rotta dei migranti – Pietro Florida

gennaio 26, 2012

“Due mesi di viaggio ai sessanta all’ora attraverso l’Africa, due mesi a far teatro nelle periferie del Marocco e del Senegal, due mesi di incontri racconti, avventure e risate, raccontati in un diario di bordo pubblicato quotidianamente sul blog di Repubblica”.

Da qui nasce “Teatro di viaggio – Lungo le rotte dei migranti” (Nuova S! Edizioni).

E così partiamo. Io (Pietro Florida, regista pieno di libri) e il Gabo (scenografo dalle mani geniali) a bordo del Lando (fuoristrada di più di trenta anni) da San Lazzaro (dove ha casa il Teatro dell’Argine) verso Diol Kadd (villaggio del Senegal dove ha casa Mandiaye) attraverso Marocco, Mauritania, Sahara occidentale e Senegal sulle rotte dei migranti partiti dall’Africa  verso l’Italia sulle tracce dei respinti e dei tornati”.

Questa sera Florida e Gabo sono all’Ambasciatori via Orefici n. 19 Bologna per raccontarci la loro avventura.

Una presentazione-spettacolo davvero suggestiva sulle “storie del partire”.

Quel quasi qui-quasi ora che scandisce la vita dei migranti a cui manca sempre qualcosa, come a chi resta ad attendere rimane un buco dove erano i loro cari: i lontani.

Nel laboratorio teatro di Tangeri Issan racconta della sua chitarra, del suono che riesca a far scaturire toccandola. La chitarra che resta in Marocco quando Issan  parte per andare a Barcellona e, invece di un produttore, trova montagne di piatti da lavare  e zuppe bollenti da servire ai tavoli. Un cliente entra con una chitarra e Issan non riesce a staccare gli occhi dallo strumento. Il cliente gli chiede se vuole suonare la chitarra, ma quando Issan prova a suonare escono solo note stonate. Il padrone del ristorante lo deride e gli dice di andare in cucina a servire zuppe. Issan mette le mani su un pentolone bollente fino a sentire le mani ustionate, poi fugge e torna a Tangeri dove ritrova la sua musica. Le sue dita sono farfalle.

A Said piace studiare, ma il padre è scappato e ha quattro fratelli. Senza soldi e senza mezzi di trasporto è impossibile fare undici chilometri nel deserto, tutti i giorni, per andare a scuola. La madre, battagliera e caparbia, consiglia ai figli di scrivere a uno zio, che non conoscono, che lavora in Francia. I figli scrivono e arriva una bicicletta. In un deserto su una bicicletta si riesce ad andare in tre e loro sono in cinque. Così fanno i turni, attenti a non essere assenti troppo tempo da scuola.

Said lascia la scuola per permettere ai fratelli di studiare.

Storie, tante storie. Storie sul partire.

Il partire è un’ossessione coltivata in solitudine, mentre si guardano le navi partire, a cena o di notte sdraiati in terrazza a guardare il cielo.

I ragazzi partono senza dire nulla e resta un letto vuoto, una sedia vuota. Una vita vuota.

Del partire non si parla, altrimenti affondi.

Del partire non si parla, altrimenti porta male.

E se il viaggiare dei migranti nasce dalla necessità, un “dovere” partire verso il mito del progresso, il viaggio di Florida, Gabo e il “Lando” (ferrovecchio dotato di anima) è, al contrario, un viaggio–fuga da  una vita dai contorni definiti.

Teatro di viaggio –  Lungo la rotta dei migranti

Pietro Florida

Nuova S1 Edizioni

Isbn 9788889262528

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