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Incontro con Giampiero Rigosi

maggio 26, 2010

Addì 25 maggio 2010.

E’ stata una giornata interminabile, una di quelle giornate in cui pensi: era meglio se restavo a letto. Rare, ma capitano anche me, che credo nel pensiero positivo. Oggi messo davvero a dura prova.

Oggi nulla è andato come doveva andare e arrivo all’incontro di cattivo umore e mi dispiace perché sono molto contenta di incontrare Rigosi e di parlare con lui di Notturno Bus e L’ora dell’incontro (v. articolo precedente).

Quando arrivo Vita è davanti al portone e aspetta Mirca, ci salutiamo, le racconto del nervosismo latente, mentre iniziano ad arrivare gli altri componenti del gruppo. Qualche battuta, scambio di baci sulle guance e il mio nervosismo inizia a perdere colpi.

Eccitati raggiungiamo la sala dove avverrà l’incontro; per l’occasione abbiamo portato cibarie varie per un  post rinfresco.

Allineiamo le sedie fuori posto, appoggiamo alcune penne sulla scrivania e attendiamo Rigosi.

Arriva puntualissimo e ci saluta come se ci conoscessimo da sempre, facendoci sentire a nostro agio. C’è feeling fra di noi!

Rifiuta di sedere dietro la scrivania, ma lo obblighiamo a sederci di fronte, con noi disposti a circolo. Compatti.

 All’inizio parliamo insieme, sono molte le domande  da fare, qualcuno ha preso appunti. Io scatto foto.

Il primo libro di cui parliamo è Notturno Bus, uscito in libreria nel 2000 editore Einaudi da cui è stato tratto il film con Vittoria Mezzogiorno e Valerio Mastandrea.

Ambientato in una Bologna in cui esisteva ancora Il Porto di Mare, locale in centro in cui si trascorreva le serate, e linee di autobus ormai scomparse.

Rigosi in quel periodo lavorava proprio come autista di bus all’Atc e faceva servizio sulla linea 62, quella notturna.

Gli chiediamo se i personaggi come Leila o il travestito che perde la dentiera li ha incontrati davvero quando guidava il bus.

Ride e ammette che il personaggio di Leila nasce da  un incontro con un ragazza molto carina, in minigonna e  scalza, salita sul bus di notte, che sembrava non sapere dove andare.

“E il trans?” chiedo.

“Quello è il risultato di due incontri: un trans vero e una vecchietta che ha rischiato di perdere la dentiera”.

Penso che il bus è una fucina d’idee.

“Però non pensavo al romanzo” continua Rigosi “ all’inizio ho scritto un racconto che poi ho abbandonato in un cassetto”.

Notturno Bus ha continuato però a crescere nella sua testa, arricchendosi di personaggi come Diolaiti e Matera. E’ uscito nel 2000, l’anno in cui è nato suo figlio Ismaele,  quando esistevano ancora le lire  e si usavano le cabine telefoniche per telefonare , pur esistendo già il cellulare.

Alcuni di noi fanno notare a Rigosi che il libro ha un ritmo  incalzante, che disorienta, passando veloce da un personaggio all’altro.

Maria aggiunge che il libro non è un romanzo, ma una bella sceneggiatura.

Rigosi, gentile, fa notare che le sceneggiature si sviluppano diversamente, parla con cognizione di causa, lavorando anche come sceneggiatore.

Accetta però, con aplomb, le critiche.

“Io ho amato molto i continui riferimenti alla città” intervengo “chi è di Bologna si è riconosciuto nei luoghi, nel modo di parlare, nel velato sarcasmo, nell’ironia”.

 “E’ vero Bologna è protagonista” ammette Rigosi.

“Però il film è stato girato a Roma” fa notare Lorenzo.

Rigosi spiega che quando si tratta di cinema entrano in gioco fattori legati al budget e ai produttori.

Bologna non è Roma e viceversa, però la periferia di Roma di notte  ha regalato spaccati che si potevano ricondurre a Bologna.

Se Notturno bus nasce da un racconto abbandonato nel cassetto ,  L’ora dell’incontro prende vita dal personaggio di Paolo, il fratello di Clara, e non da Clara, la protagonista. Supportando quanto dichiarato da Rigosi nelle sue interviste: i suoi romanzi  prendono spunto da personaggi secondari.

“E’ passato molto tempo fra Notturno bus e L’ora dell’incontro”

L’autore ammette che è vero, ma solo perché gli piace lavorare molto sui personaggi, documentarsi, analizzare ogni piega, ogni angolo nascosto.

“Si percepisce” ammettono alcuni di noi.

“E poi scrivo spesso a mano, mi piace “ confessa.

Anch’io! Affinità di penna.

Non tutti hanno letto L’ora dell’incontro, ma quelli di noi che l’hanno letto sono rimasti colpiti nel profondo.

Dall’ossessione di Clara e dal comportamento dell’oncologo il dottor Palmieri.

“Le amava veramente?” chiedo “o era un modo per esorcizzare la morte, visto che non riusciva a sconfiggere la malattia?” 

Rigosi fa notare come oggi, la moda, la televisione, la pubblicità,  lanciano messaggi sulla magrezza estrema=bellezza. Ragazze magrissime, che nel passato sarebbero state considerate malate ora vengono portate ad esempio come canone di bellezza. Le stesse che piacciono a Paolo, il fratello di Clara.

“E il dottor Palmieri?” insistiamo.

“Oggi la necrofilia pervade la società” sostiene Rigosi “Palmieri si sentiva attratto da Laura,  ma anche Paolo è attratto da ragazze anoressiche”.

 Il mistero Palmieri rimane, mentre Rigosi esorta ogni lettore a trovare una risposta.

Domandiamo di cosa si sta occupando ora oltre alle sceneggiature e ai corsi di scrittura creativa, oltre a collaborazioni con colleghi amici.

“Sto scrivendo un altro libro”

“Fisseremo un altro incontro quando sarà pronto” è una promessa, mentre si tagliano fette di torte casalinghe e si aprono bottiglie di vino.

Il nervosismo si è dissolto, mentre mi metto in fila per l’autografo.

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