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I migliori incipit

giugno 15, 2010

Mi sono divertita  a navigare in internet, sbirciando le classifiche dei migliori incipit stilate da blog, riviste letterarie, gruppi di lettura ecc.

Classifiche da commentare in leggerezza perché, si sa, votare l’incipit migliore è impresa impossibile.

C’è chi, per stare sul sicuro, si affida ai classici e cita Kafka:“Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto.” (Metamorfosi).

Chi predilige un incipit originale, come quello dell’Isola misteriosa di Jules Verne, che inizia con un dialogo:

«Risaliamo?»

«No. Anzi, scendiamo!»

«Peggio ancora, signor Cyrus. Precipitiamo!»

«Dio mio, scaricate zavorra»

Chi si butta sulla letteratura americana:“La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada…”Jack Kerouac – On the Road

Chi tiene alta la bandiera di casa rispolverando Stefano Benni e la mitica luisona (Bar Sport).

Al bar Sport non si mangia quasi mai. C’è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d’artigianato. Sono lì da anni, tanto che i clienti abituali, ormai le conoscono una per una. Entrando dicono: “La meringa è un po’ sciupata, oggi. Sarà il caldo”. Oppure: “È ora di dar la polvere al krapfen”. Solo, qualche volta, il cliente occasionale osa avvicinarsi al sacrario. Una volta, ad esempio, entrò un rappresentante di Milano. Aprì la bacheca e si mise in bocca una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di quella bellissima granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva. Subito nel bar si sparse la voce: “Hanno mangiato la Luisona!”. La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959.

Chi ama l’incipit enigmatico: Fu allora che vidi il Pendolo.
La sfera, mobile all’estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà.

Io sapevo – ma chiunque avrebbe dovuto avvertire nell’incanto di quel placido respiro – che il periodo era regolato dal rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e quel numero “pi greco” che, irrazionale alle menti sublunari, per divina ragione lega necessariamente la circonferenza al diametro di tutti i cerchi possibili – così che il tempo di quel vagare di una sfera dall’uno all’altro polo era effetto di una arcana cospirazione tra le più intemporali delle misure, l’unità del punto di sospensione, la dualità di una astratta dimensione, la natura ternaria di “pi greco”, il tetragono segreto della radice, la perfezione del cerchio…” Umberto Eco – Il pendolo di Foucault

C’è un grande della letteratura come Italo Calvino che ha scritto un romanzo composto da incipit: Se una notte d’inverno un viaggiatore: un gioco in cui Calvino ostenta in modo quasi provocatorio i suoi “trucchi” di narratore, ma è un gioco serio, quasi drammatico, perché vuole denunciare l’impossibilità di giungere alla conoscenza della realtà.

« È un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’incipit di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro(I.Calvino, durante una conferenza stampa, tenutasi a Buenos Aires nel 1984)

Piccolo contributo da parte mia con un incipit di un giornalista e scrittore colombiano, premio Nobel della letteratura.

Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati” (Gabriel Garcia Marquez L’amore ai tempi del colera).

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2 commenti leave one →
  1. luglio 7, 2010 12:26

    Bello quest’articolo e questa scelta di incipit, Katia. Bello il tuo Blog.Complimenti. Sugli incipit potrei ragionare a lungo, per mia scelta d’analisi, come ben sai.. solo una cosa da aggiungere: gli incipit andrebbero accostati ai finali dell’opera, per capirne intuitvamente il senso dello sviluppo. Potrebbe essere interessante, no?
    Un caro saluto
    Vincenzo

  2. katiapenne permalink*
    luglio 7, 2010 16:49

    Intervento competente, come sempre.Grazie per i complimenti.
    Un abbraccio

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