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Incontri di lettura – Luca Ciarabelli

giugno 3, 2011

La foto su internet fa pensare a un vecchio lupo di mare con pipa e tatuaggio ben evidenziato sul braccio sinistro. Un lupo di mare un po’ maraglio.

Il libro “Il paese dei Pescidoro” non fa nulla per farsi amare: i primi capitoli mi irritano e penso che l’autore scimmiotta Marquez con personaggi surreali alla Stefano Benni. Alla fine gli riconosco uno stile personale, anche se la non collocazione mi turba.

Luca Ciarabelli arriva con Vita (Letture di Vita) e “a pelle” mi piace: non è maraglio, non nel senso stretto del termine, per farla breve non se la tira e mentalmente faccio ammenda: i preconcetti mentali sono duri a morire anche se ci si allena tutti i giorni.

Risponde cortese, ma deciso, alle nostre domande. Ribatte a chi gli fa notare che forse il tema dei malati di mente è affrontato con superficialità che il suo libro è un’opera di intrattenimento e non un trattato o un saggio. Eppure Ciarabelli può parlare dell’argomento con cognizione di causa avendo lavorato in cliniche per malattie mentali come Oss, per lungo tempo. Il libro però non è incentrato sui malati di mente, anche se il tema è rilevante.

Ciarabelli evidenzia come, molte volte, chi è stravagante viene etichettato come “una persona non a posto”.

Siamo curiosi e gli chiediamo come è nata la “vocicita”.

L’autore risponde che l’idea, poi elaborata da lui, è nata dalla condivisione di un appartamento con un ragazzo argentino. Questo ragazzo sosteneva che il modo di scherzare e replicare di Luca Ciarabelli era come una vocina (vocicita) che ti parla nella testa (la voce della coscienza). Naturale chiedersi quanto c’è di questo ragazzo argentino in Cornelio Persico.

Gli autori si sa sono spugne e non ci si meraviglia se Villatiferno è Città di Castello (luogo di nascita dell’autore), se Cornelio tenta di allestire uno spettacolo teatrale tratto da Via col vento (visto da Ciarabelli infinite volte in compagnia della madre) e se le atmosfere magiche dell’America latina pervadono il libro (Ciarabelli vive parte dell’anno in Messico).

Scoprire che per Ciarabelli “un artista deve sapere giocare con le parole” è una logica conseguenza per uno come lui che ama Marquez almeno quanto lo amo io (e chi mi conosce sa quanto amo Marquez!).

E non sorprende scoprire che, sotto la scorza da duro, si nasconde un’anima romantica che non rinuncia a un finale con il rimpianto.

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