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Recensione Volevo solo chiuderle gli occhi

novembre 11, 2012

10 novembre 2012 – Villa Mazzotti – Chiari (BS)

Presentazione e recensione del libro

“Volevo solo chiuderle gli occhi”

di Katia Brentani

AlbusEdizioni di Caivano (NA)

 

Sono appena reduce da Chiari, in provincia di Brescia, dove nella splendida Villa Mazzotti si tiene dal 9 al 11 novembre la 10^ ed. della MicroEditoria “ Rassegna per editori minori” e, senza far retorica, devo dire che son tornato a casa carico di meraviglia ed emozione.

Infatti non mi aspettavo di trovare una così vasta partecipazione di tanti “piccoli” Editori – “piccoli” forse solo per volume di affari – non certo per la qualità e la professionalità della merce esposta su vari banchi collocati “gomito a gomito”, talmente alto era il loro numero e presumo che tante altre piccole realtà editoriali non erano presenti.

Parallelamente mi ha colptito anche la numerosa e lusinghiera pertecipazione del pubblico, appassionati lettori d’ogni genere, che hanno fatto da cornice alla manifestazione. Presenza di pubblico che non solo si è notata lungo i corridoi della villa tra i vari banchi espositivi, ma anche alle numerosissime presentazioni di novità librarie che si sono alternate ogni mezz’ora nelle varie sale preposte a questo genere di evento… e poi dicono che noi Italiani leggiamo poco!

Certo, potremmo essere ancora di più se i costi dei libri fossero più contenuti, e certamente i costi sarebbeo più contenuti se i bravi Editori avessero più fondi ed aiuti economici (sotto forma di sgravi, ad esempio) da parte del Governo di turno… ma questo è un altro discorso che non mi preme qui affrontare, né forse sono la persona più adatta a farlo.

Invece qui mi preme parlare del lato artistico della manifestazione o almeno di un evento del quale sono stato co-protagonista. Infatti in una delle bellissime sale di Villa Mazzotti – per la precisione la “Sala del Conte” – ho avuto il piacere e l’onore di presentare e recensire l’ultima “fatica” letteraria di Katia Brentani, il libro genere giallo-noir dal titolo “Volevo solo chiuderle gli occhi”, con il quale l’Autrice bolognese si è aggiudicata il 1° premio al Concorso Letterario “Donne pericolose” (premio tutto al femminile, dedicato al genere “giallo”) organizzato dalla giovane casa editrice AlbusEdizioni di Caivano (NA) diretta con tanta passione e professionalità dallo scrittore Giuseppe Bianco, il quale ha tanto creduto ed investito in tale progetto..

Il premio consisteva proprio nella pubblicazione del romanzo. Il titolo del premio ha dato anche vita ad una niuova collana che la Casa Editrice è determinata ad incrementare con altre opere di altrettanto valore. Infatti nella stessa collana ha già pubblicato, oltre al predetto libro, anche un altro volume dal titolo “Lucide ossessioni” nel quale sono stati raggruppati gli altri tre racconti di tre Autrici diverse : Valeria Francese, Roberta De Tomi e Claudia Barbarano – le quali con le rispettive opere: “Pericolo delle altezze”, “Follia d’ardesia” e “Pandora” si sono classificate alle spalle di Katia Brentani.

Ovviamente per presentare e parlare del libro di Katia, ho dovuto prima leggerlo ed apprezzarlo, e poi poterne dare un giudizio pubblicamente, su invito dello stesso Editore.

Devo dire, con sommo piacere, che prima di apprezzare il libro, ho nutrito una profonda stima per l’Autrice – documentandomi opportunamente – per il semplice fatto che, nonostante la sua giovane età, ha già alle spalle un ricchissimo curriculum di successi e gratificazioni letterarie per altri premi ricevuti e nutre interessi diversissimi: dalla lettura alla scrittura sia di favole e libri per l’infanzia, ma anche – da bolognese “DOC” – di arte culinaria. Ha collaborato e tuttora collabora con diverse riviste – tra cui il sito www.loggione.it – del settore e gestisce un “blog” tutto suo.

E veniamo al libro scritto da Katia. A dire il vero per me è stata un’autentica sorpresa.

Erano alcuni anni che non leggevo un libro di genere giallo, raramente seguo in TV qualche buon film dello stesso filone, mentre da giovane divoravo spesso i famosi “gialli Mondadori” e quindi onestamente ero poco preparato a questo tipo di lettura. Ma, devo riconoscere, che le prime pagine del romanzo mi hanno subito preso ed affascinato…

 “La nebbia iniziava a diradarsi e un azzurro sfacciato colorava il cielo.

Il commissario Volpi accese la seconda sigaretta della giornata senza farsi illusioni: in serata la nebbia sarebbe calata di nuovo. Rimise l’accendino in tasca e si avviò verso l’auto, calcolando mentalmente il percorso  per arrivare in centro ed evitare il traffico.

L’attendeva un omicidio anomalo, non il solito regolamento di conti fra spacciatori di droga. Qualcuno aveva turbato la quiete della gente bene, assassinando la figlia di un noto avvocato. Il triangolo dell’agiatezza era stato colpito al cuore, scosso da un delitto efferato che minava l’imperturbabile compostezza del  procuratore Tagli il quale, mentre gli comunicava il luogo del delitto,  presentava una cravatta storta e un ciuffo fuori posto. Segnale allarmante per un uomo che aveva fatto dell’eleganza, uno stile di vita.”

La storia è ambientata a Bologna, città natale e cara all’Autrice, ma ovviamente ogni riferimento a persona o fatto della stessa città è puramente casuale. Un giorno viene compiuto un omicidio e ne è vittima la figlia di uno dei più famosi avvocati civilisti di Bologna, titolare di un rinomato studio legale, facente parte della Bologna-bene, per cui l’evento – se non gestito con discrezione e rapidamente – potrebbe diventare “gossip” per la stampa locale. A gestire il caso è designato il commissario Volpi, un uomo quarantenne ed equilibrato, che però si trascina dietro – come tanti buoni poliziotti – una storia familiare non certo piacevole, per il poco tempo a disposizione che può riservare alla moglie e alla figlia.

Ora non sto qui a raccontare tutta la trama, né ovviamente a dire chi è l’assassino/a, né il movente che lo/la hanno spinto/a ad agire in modo così efferrato, uccidendo la vittima e/o le vittime, cucendo poi loro gli occhi e la bocca con ago e filo di cotone; questo potete farlo da soli, leggendo, gustando e soffrendo – come ho fatto io dall’inizio alla fine – dopo aver acquistato il libro.

Invece ciò che mi preme mettere in risalto è il modo e la bravura con cui Katia Brentani è riuscita a scrivere la storia, la maestria con la quale tiene l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina del libro. Non è da poco essere in grado di fare qualcosa di simile, soprattutto quando trattasi di romanzo giallo, dove l’azione deve essere incalzante ed avere ritmo, le pause devono essere brevi e misurate, le descrizioni di persone ed eventi non troppo lunghe e leziose, bisogna essere attenti a non cader nelle ridondanze di fatti e/o azioni, né lasciarsi andare e magari tradirsi con qualche frase inopportuna nel corso della storia, che dia modo al lettore di capire anzitempo chi può essere il colpevole.

La Brentani è riuscita a rispettare tutte queste piccole-grandi note peculiari, nonostante abbia arricchito il romanzo con la presenza di tanti personaggi, sia maschili che femminili, ad ognuno dei quali ha saputo dare la giusta collocazione, il dovuto equilibrio, la sobrietà psicologica del proprio ruolo; ognuno di essi – da quanto narra l’Autrice – sembra avere un buon motivo per essere il potenziale assassino o assassina, e questi motivi vengono tratteggiati con vera scrupolosità di dettagli, non interagiscono tra loro, ma riescono a carpire l’esasperato interesse da parte del lettore che cerca di intuire il finale.

Ovviamente da buon giallo che si rispetti, il finale è sempre quello meno atteso, il colpevole è sempre il meno sospettato, il vincitore è sempre il “bene” sul “male”, l’eroe contro l’anti-eroe, il commissario Volpi che smaschera il/la colpevole.

La trama fila scorrevole tra un capitolo e l’altro, ognuno breve e conciso, per dare anche più incisività al racconto, tra emozioni forti e tenera umanità, tra ironia e arrivismo, ipocrisia e bonarietà. Complimenti a Katia! Nel breve spazio di circa 200 pagine è riuscita a mettere “tanta carne a cuocere”! Da brava e provetta intenditrice di arte culinaria, è stata in grado di servire un “pasto reale” a tutti i lettori, deliziando loro il palato, ma soprattutto risvegliando in loro l’interesse per un genere di scrittura che molti pseudo-autori credono di saper fare, ma pochissimi alla fine sono in grado di farlo.

Da quanto anticipato questa sera, alla fine della presentazione, dalla stessa Katia Brentani sembra che il commissario Volpi presto vivrà e ci farà vivere una nuova emozionante storia… che sia l’inizio di un nuvo serial alla Montalbano con cui Camilleri ci ha deliziato?

Di cuore auguro a Katia Brentani altrettanti meritati successi e affermazioni in tutti i campi nei quali lei tanto fermamente crede!

Una buona, piacevole e gratificante scrittura – sempre più nuova, giovane ed originale – sia la benvenuta nel campo, spesso ostico e minato, della narrativa italiana.   Giuseppe Gambini                                

                                                 

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