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Recensione Volevo solo chiuderle gli occhi – Albus Edizioni

novembre 22, 2012

Katia Brentani si veste di giallo

Volevo solo chiuderle gli occhi”: un giallo tinto di rosa, che mette ansia come un thriller.

Pasquale Braschi

Con un titolo a metà strada tra la giustificazione di un’azione involontaria e l’ammissione di una colpevolezza consapevole, “Volevo solo chiuderle gli occhi” (Albus Edizioni, Napoli 2012, 200 pagine, 12,00 euro), l’ultimo romanzo della poliedrica scrittrice bolognese Katia Brentani, è un vero rompicapo per il curioso lettore; anche per quelli che desiderano indovinare il colpevole prima che il libro finisca. Nulla è prevedibile, come la vita. Dopo la nebbia che, nell’incipit, si dirada per far spazio al cielo azzurro, un interrogativo cala sui pensieri del lettore “Ma in fondo, chi di noi conosce davvero il suo prossimo?” (p. 80). Toccherà a Giorgio Volpi, il commissario che “non avrebbe mai immaginato di passare la vita, da adulto, a dare la caccia all’uomo nero” (p. 90), a ricomporre il complicato puzzle di un efferato duplice omicidio, eseguito con il medesimo modus operandi: gli occhi e la bocca cuciti. A perdere la vita sono due donne appartenenti alla gente bene, entrambe in servizio presso lo studio di un noto avvocato civilista di Bologna, Adolfo Marini. Come fili viscosi di una ragnatela, le indagini partono dalla prima vittima, Giulia Marini (figlia di Adolfo), e si diramano verso i parenti, i colleghi e gli amici, intrappolandoli nel reciproco sospetto. Con abilità e maestria l’Autrice fornisce, in maniera chiara ed essenziale, i profili psicologici di tutti i personaggi che animano questo giallo tinto di rosa; tanti sono, infatti, quelli femminili. Una scelta che, in linea con la Collana “Donne pericolose” – di cui questo libro è il primo volume –, ribalta gli stereotipi di genere mettendo in evidenza la debolezza e la fragilità degli uomini da una parte, la forza e il coraggio delle donne dall’altra. In quest’ottica Giulia non è più solo una vittima, ma anche l’eroina che muore per amore, pagando il prezzo di un indicibile segreto. Lei che, bella ed egocentrica, celava sotto la patina di arroganza “fragilità, solitudine, desiderio di trovare un po’ di pace all’inquietudine che la divorava abitualmente” (p. 73).

Il romanzo è anche un omaggio a un’altra signora: Bologna, la città elegante e misteriosa, che offre le sue bellezze architettoniche come sfondo all’intera vicenda. Lo stile accurato, l’andamento fluido e il ritmo incalzante rendono piacevole la lettura. Un piacere che si rinnova di capitolo in capitolo. L’ironia sottile che serpeggia tra le pagine del libro non risparmia neanche la televisione, in particolare i tribunali mediatici in cui le ricostruzioni di omicidi si basano, sempre più spesso, su supposizioni fantascientifiche, capaci di trasformare fatti di cronaca in reality show, confondendo la vita reale con quella immaginifica e virtuale. Un romanzo avvincente e ben costruito, frutto della sensibilità di una donna sempre attenta all’umanità dei suoi personaggi. Se questo è il sorprendente esordio nel genere giallo, non resta che augurare una lunga vita al commissario Volpi e attendere le sue nuove e intriganti indagini.

20/11/2012

Pasquale Braschi

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