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Mariolina Venezia al Festival dei Lettori – Gruppo di Lettura Voltapagina –

maggio 19, 2014

Venezia 5

Mariolina Venezia arriva in punta di piedi, confusa fra la gente che è venuta alla Biblioteca Tassinari Clò – Villa Spada – per assistere all’incontro con questa scrittrice fuori dagli schemi e dalla scrittura potente.
Mariolina è minuta, ma emana forza e vitalità. Si siede, sorride, saluta, mentre Lorena legge le sue note biografiche e già parte la prima domanda:
“La scrittura è sempre stato il tuo lavoro?”
Mariolina sorride e risponde: “Ho cercato un lavoro che mi permettesse di vivere e fosse collegato alla scrittura. Ho scritto sceneggiature e questo mi ha aiutato a scrivere i miei romanzi. Credo che un lettore sia alla ricerca di un libro che lo avvince e nello stesso tempo lo faccia riflettere. Un libro scritto bene. Questo almeno è quello che cerco io come lettrice”.
Qualcuno del nostro gruppo di lettura chiede come è nata l’idea di “Mille anni che sto qui” (Einaudi Editore), vincitore del Premio Campiello 2007.
“Mille anni che sto qui nasce dalla voglia di raccontare un mondo arcaico come quello lucano. L’industrializzazione in Basilicata è arrivata di colpo negli anni sessanta e la mia terra è passata dal Medioevo all’industria senza passaggi intermedi. Industrializzazione arrivata dall’esterno in un mondo arcaico dove l’importante era fare fatica. – Quello è un grande fiatatore (uno che fa fatica, lavora molto) era il complimento più grande per una persona lucana. Poco importa se non si fanno i soldi e la fatica è fine a se stessa.
In questo mondo non si sprecava nulla. Un bambino cade dentro una giara piena di olio e viene messo a “sgocciolare” su un piatto perché l’olio è troppo prezioso per essere sprecato”.

Le domande si susseguono e scopriamo che “Mille anni che sto qui” nasce dopo una lunga gestazione: sette anni per portarlo a termine.
“In “Mille anni che sto qui” racconto come la nostra vita è legata in orizzontale alla vita degli altri e in verticale alle persone che vengono prima e dopo di noi. Quello che ci portiamo dentro, seppur inconsciamente”.
Mariolina è un fiume in piena e i temi affrontati sono tanti: la vita, la morte, l’amore, la passione. Temi ricorrenti nei suoi libri.
“Esistono temi più importanti?” chiede, sorridendo.
Temi che ritroviamo anche nel suo nuovo libro “La volpe meccanica” (Bompiani Editore) un racconto breve scritto alcuni anni fa, trasformato in romanzo breve.
Qualcuno del nostro gruppo chiede come è nata l’idea.
“Un amico mi ha parlato delle corse dei cani dove usavano la – volpe meccanica – nella realtà si trattava non proprio di una volpe, ma di una lepre. Sono rimasta colpita dalla muta dei cani che seguono quel ridicolo meccanismo di pelo e ferro. La – volpe meccanica – nasce da lì e da una frase: – io so cosa si prova quando si uccide un uomo. Lo so perché l’ho fatto, ma nessuno ci crederebbe – “.
Le domande incalzano, Mariolina risponde, il tempo passa e c’è un treno da prendere per ritornare a Roma.
Il tempo per un piccolo rinfresco, mentre Mariolina ricorda il periodo in cui studiava a Bologna dove ha ancora amici e ci informa che il suo prossimo libro avrà come protagonista di nuovo il PM Imma Tataranni, invischiata in qualche nuova indagine con il suo spirito da Don Chisciotte dei giorni nostri.

Mariolina Venezia è nata a Matera e vive a Roma. Laureata al DAMS Spettacolo di Bologna, ha vissuto diversi anni a Parigi, dove ha pubblicato vari libri di poesie e lavorato per la radio e il teatro. Si è poi diplomata in sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Il suo primo romanzo, “Mille anni che sto qui”, edizioni Einaudi, ha vinto numerosi premi in Italia e all’estero, fra cui il premio Campiello 2007 ed è stato tradotto in svariate lingue. Negli anni successivi ha pubblicato sempre per Einaudi la raccolta di racconti “Altri miracoli”, già precedentemente pubblicata da Theoria, e i romanzi “Come piante tra i sassi”, “Da dove viene il vento” e “Maltempo”.
Con Bompiani Editore ha pubblicato “La volpe meccanica” (2014).

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