Skip to content

Recensione Il figlio del boia (Collana Il diavolo probabilmente) di Pasquale Braschi

novembre 26, 2014

Copertina Il figlio del boia

http://losguardosui5realisiti.it/2014/11/11/il-figlio-del-boia-il-libro-di-katia-brentani-recensito-da-pasquale-braschi/

Bastian, figlio di Rosa Picone e Clément Vailant, il boia appunto, narra in prima persona la propria vita come se fosse un’autobiografia. Tra destino e maledizione Il figlio del boia, di Katia Brentani (Damster Edizioni, 2014, 168 pagine, € 13,00), raccoglie l’eredità di un lavoro che si tramanda da padre a figlio, da generazioni (anelli di una “catena”, proprio come suggerisce l’etimologia latina di “boia”). “Nonostante abbia soltanto sette anni mi rendo conto che non potrò per sempre nascondermi dietro bugie; la verità prima o poi prenderà il sopravvento ed io tornerò ad essere il figlio del boia anche per mia madre” (pag. 17). Non è un lavoro comune ma è pur sempre un lavoro: procurare la morte per decapitazione eseguendo il volere della legge. “Non voglio che mia madre si preoccupi, anche lei vive come un’appestata, ma so che riesce a sopportarlo se io continuo a frequentare la scuola e a recitare la mia parte nella commedia che io e lei ci siamo inventati: fare finta che tutto vada bene” (pag. 15).

Ambientato in Francia, il romanzo racchiude in sé la fragilità di un bambino, l’insicurezza di un adolescente, l’intraprendenza di un giovane e il tentativo disperato di un uomo che tenta di cambiare il proprio destino maledetto. L’esperienza mette Bastian, sin dalla nascita, di fronte alle difficoltà della vita: la diversità, in particolare, vissuta con il suo carico di paura (angherie e soprusi subiti a scuola e per strada, oggi diremmo bullismo), di emarginazione sociale e di solitudine (un paria, uno da evitare ad ogni costo, per dirla con Bastian). “Non mi sono voluto rassegnare alla solitudine, a un surrogato di amore, ma ho creduto che l’amore, quello vero, potesse davvero cambiare le persone, sconfiggere i pregiudizi, i soprusi” (pag. 104). Una solitudine resa meno opprimente dalla condivisione di stati d’animo con altri lupi solitari: Lavinie e Genevie. Alla prima, una prostituta, Bastian è legato da un amore carnale e istintivo; alla seconda, una zingara, da un amore passionale e sentimentale. Tre universi paralleli, diversi tra loro ma con caratteristiche comuni: emarginati anche dall’amore. “Che follia, l’amore! fa credere all’impossibile” (pag. 78). Corpo e anima in perenne lotta per una sopravvivenza equilibrata.

L’Autrice, con questo romanzo, suggerisce diversi spunti di riflessione: dalla solitudine all’amicizia, dall’amore al senso della vita. Un racconto psicologico che indaga sia l’animo umano – assoggettato spesso a sovrastrutture mentali – che l’ostilità dell’ambiente in cui vive Bastian. Una favola moderna sul valore dei sentimenti che, nell’epilogo, si apre alla speranza: il riscatto di un uomo e la prospettiva di una vita nuova e meno dolorosa.
(Recensione di Pasquale Braschi – Lo Sguardo sui 5 reali siti)

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: