Skip to content

Confortatemi con il tè

di Katia Brentani

Il Filo Edizioni     ISBN 978-88-6185- 493-2

Si può acquistare in rete su Il filo, Unilibro, Webster, Libreria Universitaria oppure a Bologna alla Libreria Trame via Goito n. 3/c, Libreria Lorici via Andrea Costa n. 56, Libreria Marinelli via Riva Reno n. 76 ed Edicola via Irma Bandiera n. 26.

Tiziana, Sabrina, Lavinia, Carlotta e Livia: cinque amiche, madri di compagni di scuola, che condividono la vita di ogni giorno. E anche quando i figli sono già cresciuti e sono terminati i giorni del basket, dei giardini pubblici o del pediatra, continuano a organizzare “i sabati del tè” una volta al mese, per confidarsi, raccontare e condividere un po’ di se stesse.

Quel momento è speciale, perché è loro, ed è lì che si aprono veramente.

Casalinghe o donne in carriera, hanno ognuna il proprio carattere, gli hobby, delle affinità particolari, finanche un proprio modo di vestire: chi ama i vestiti firmati e chi i jeans, le giacche, i golfini di cachemire o gli abiti etnici. Donne che sono mogli oltre che madri e vivono le loro storie d’amore nelle maniere più varie: ecco allora che, tra una ricetta e l’altra, il confronto e le confidenze possono essere fondamentali per capire cosa fare, per dare il consiglio giusto che possa permettere di salvare un matrimonio o la relazione con un figl1io distante.

Cinque donne vere, che riescono anche a vivere il loro essere mogli e madri con una buona dose di simpatia, che non guasta mai.

Primo capitolo – Lavando piatti

«Ha un’altra».
Livia appoggiò il piatto sul lavabo, mentre cercava di avvicinare la cornetta del telefono all’orecchio. Il guanto produsse l’effetto saponetta e riuscì, con una manovra stranamente agile per i suoi standard, ad afferrare la cornetta prima che si schiantasse al suolo.
Chissà perché tutti telefonavano quando lavava i piatti. Livia rifletté sul fatto di essere l’ultimo reperto preistorico che amava lavare i piatti a mano, lo scorrere dell’acqua, le bolle di sapone la rilassavano e le permettevano di ripensare alla giornata appena trascorsa.

Anche se trovava più divertente lavare i piatti in compagnia: qualcuno componeva pile improbabili di piatti sporchi, altri fingevano di offrirsi volontari per lavarli e i bambini e le nonne asciugavano, mentre il clima che si creava attorno facilitava confessioni e pettegolezzi.
Un antico rito pagano molto coinvolgente. Non si può ottenere la stessa intimità con una lavastoviglie.

«Livia ci sei?».

La voce di Lavinia era irritata. Lei era fatta così, quando telefonava non si presentava mai. Che ci voleva a dire: “Ciao, sono Lavinia come butta?”. Invece ti obbligava, come nei quiz, a cercare la risposta giusta: è Lavinia, che essendo americana ha quell’inflessione particolare nella voce, o Doriana con il raffreddore?

Ma Lavinia non si poneva questo dilemma, lei amava essere al centro dell’attenzione e i problemi erano solo i suoi.
«Cosa ha fatto Gustavo questa volta?» domandò Livia rassegnata.
Forse la sua voce aveva un tono un po’ canzonatorio perché Lavinia si mise subito sulla difensiva.

«Lo so che tu nutri un debole per Gustavo» s’inalberò «ma sono io quella che lo ha sposato e sono io che devo difendermi dalle donne che tentano di portarmelo via».

Livia bofonchiò una frase senza senso, mentre Lavinia, che non l’ascoltava, ma la stava usando come psicologo a gettone, iniziava a raccontarle della studentessa che telefonava a ogni ora e chiedeva del prof. Braschi e che poteva essere sua figlia visto che aveva la stessa età di Giuditta. Bla, bla, bla.

«Ma sta preparando la tesi con lui?» azzardò Livia, tentando di inserirsi nei suoi lamenti.
«Che c’entra?» e continuò a elencarle i motivi per cui sospettava che Gustavo avesse una relazione.

Livia cominciò a chiedersi quali traumi infantili potesse aver subito Lavinia per comportarsi così.
Conosceva Lavinia da dodici anni, da quando i loro figli, Riccardo e Francesco, avevano iniziato a frequentare la scuola materna e ancora non si capacitava di questa sua insana gelosia.

La prima volta che la vide, davanti al portone della scuola materna, aveva pensato che sembrava Sharon Stone e se avessero fatto amicizia non sarebbe stato il caso di presentarla a suo marito Paolo: troppo bella per essere vera. Bionda, occhi azzurri, un fisico perfetto, quello che ogni donna vorrebbe avere e non avrà mai.

Gli occhi degli uomini presenti erano solo per lei, sguardi sfrontati, fuggenti, già rapiti da quella sua aria tormentata.
Lei sembrava non accorgersi di nulla, troppo presa dai suoi pensieri, ma Livia ancora non conosceva la sua gelosia malata.

«Sei fortunata tu che non hai sposato un professore universitario » sospirò al telefono Lavinia prima di salutare, doveva scappare. aveva un appuntamento con una cliente.

Livia rimase con la cornetta a mezz’aria. Considerati i risultati che otteneva, il metodo di Lavinia era buono, lei si sfogava e lasciava nei casini gli altri.

«Già, io sono quella fortunata» ripeté a voce alta anche se ad ascoltarla non c’era nessuno. “Quella che ha sposato il “manager”, l’uomo valigia che mi permette di lavorare part-time, di essere quasi vedova e di avere un figlio quasi orfano di padre vista la frequenza con cui passa da casa”.

«Mamma ci sei?».

Francesco sbatté la porta, anche se Livia l’aveva pregato un miliardo di volte di non farlo.

«Sono in cucina» urlò «non dovevi rimanere a scuola e mangiare un panino?» s’informò sempre urlando, mentre apriva il frigorifero per accertarsi se era possibile cucinargli qualcosa.

Suo marito sosteneva che da quando era nato Francesco il tono di voce di Livia era aumentato progressivamente con la sua età, fino a raggiungere toni da altoparlante. Lei si limitava a elargirgli un sorrisino di compatimento quando se ne usciva con queste simpatiche battute, lui non era a casa con Francesco tutti giorni.

La sua amica Federica, dopo anni di urli nelle orecchie insensibili di suo figlio Luca, aveva dovuto operarsi alle corde vocali e purtroppo ora non riusciva più a raggiungere i toni alti di un tempo.

Francesco entrò in cucina, afferrò un pezzo di pane, si tolse le scarpe e si piazzò davanti alla televisione, tutto contemporaneamente.

«Il professore aveva un impegno» informò la madre laconico, già assorbito dal cartone animato in tivù. Fine della conversazione.

La donna riscaldò la pasta al ragù rimuginando su Lavinia. La prima volta che aveva visto Lavinia aveva immaginato una fata, una creatura incantata del bosco, mentre la prima volta che aveva incontrato Gustavo la sensazione era stata: “forse se lo bacio da rospo si trasforma in principe”. E per giorni Livia aveva continuato a chiedersi come poteva una donna splendida come Lavinia stare con un uomo come Gustavo.
Fino a quando non li aveva conosciuti davvero.

Lavinia era una donna bellissima, ma fragile e affetta da mille fobie, Gustavo un principe racchiuso in un corpo da gobbo di Notre Dame.

Gustavo adorava sua moglie, viveva per un suo sorriso e soffriva in silenzio per questa sua mania di persecuzione, Livia era certa che non l’avesse mai tradita.

Solo che Lavinia, come la goccia che scava la roccia, anno dopo anno, con le sue assurde scenate di gelosia, stava uccidendo senza accorgersene l’amore che Gustavo provava per lei.

Livia aveva cercato mille volte di affrontare quest’argomento con lei, ma se Lavinia discuteva di figli, lavoro, casa, i suoi sentimenti erano off limits, al contrario di Sabrina, un’altra amica, che se non la fermavi, dopo averti descritto con minuzia le mutande del partner del momento, scendeva in dettagli che potevano interessare solo in un sexy shop.

Suonarono alla porta, Livia andò ad aprire, perché Francesco quando guardava la televisione era sordo a ogni altro contatto con il mondo, e si trovò davanti Riccardo, il figlio di Lavinia, biondo e occhi azzurri come lei.
Giuditta e Riccardo, i figli di Lavinia e Gustavo, avevano preso il fisico della madre, ma l’anima di Gustavo; ragazzi davvero deliziosi.

«Ciao, c’è Fra? Volevo chiedergli se viene ai campetti a giocare a basket».

Livia lo fece entrare e sapeva già che, tempo cinque minuti, sarebbero usciti, insieme alle sue raccomandazioni di rientrare presto per fare i compiti. Frequentavano tutte e due il liceo scientifico, stessa classe, stessi impegni e voglia latitante.

«Beata gioventù» sospirò infilando nel portabiancheria i vestiti, che Francesco aveva buttato sulla sedia, mentre le tornava in mente sua nonna che ripeteva spesso: “Beata gioventù che passa e non torna più!”.
Livia si accorse di fare già considerazioni come una persona di ottant’anni pur avendone quarantadue, davvero edificante. Cercò di darsi una mossa invece di piangersi addosso, l’aspettava un pomeriggio di pulizia vetri e stiro.
Il telefono squillò di nuovo.

«Ciao, sono Sabri vieni a bere un tè, ho un diavolo per capello».
«Dovrei stirare» buttò lì Livia, ma la sua voce era poco convincente.
«Stiri domani, fra cinque minuti sono sotto casa tua».

Si precipitò a indossare un paio di jeans e una maglietta pulita, sapeva che se Sabrina diceva “fra cinque minuti” era davvero così.

«Edo mi fa impazzire».

Sabrina si era seduta al tavolino centrale del bar e aveva acceso la sigaretta, fregandosene altamente del divieto di fumo, che aveva un diavolo per capello era evidente.

I suoi capelli rosso fuoco erano più incandescenti del solito. «Hai cambiato colore?» domandò Livia, versando una bustina di zucchero di canna nel suo tè, l’odore di arancia si diffuse nell’aria.

Era un tè aromatico, Livia adorava i tè aromatici e con l’amica Carlotta si divertiva a scovare sempre aromi nuovi.
Sabrina bevve un sorso del suo tè deteinato con dolcificante e sbuffò.

«Ma hai capito cosa ho detto, Edo mi fa impazzire».
«Non mi pare una grossa novità» le fece notare Livia, pensando con simpatia a suo figlio.

Era un ragazzino sensibile, che aveva sofferto molto per il divorzio dei genitori e non riusciva ad abituarsi alla nuova vita della madre: amici, viaggi, beauty farm.

«Lo iscrivo ai Salesiani, questa volta è sicuro».

Dovete sapere che Sabrina minaccia di mandare Edo a scuola ai Salesiani da quando lui aveva circa sei anni e ormai sortisce lo stesso effetto del governo sui cittadini quando promette che prenderà provvedimenti seri per fermare la delinquenza.
A Bologna l’Istituto dei Salesiani è una scuola privata gestita da preti, famosa per la sua disciplina. Almeno una volta nella sua vita un genitore ha minacciato i propri figli di spedirli là. Fa parte del folklore cittadino.
C’era gente che era uscita dai Salesiani ed erano professionisti seri e rispettabili e altri che l’avevano frequentata diventando atei convinti.

«Mi stai ascoltando, Livia?» si spazientì Sabrina, avvolgendola in una nuvola di fumo. Lei annuì, tossendo. «Ho scoperto che fuma spinelli» la sua voce tremava e nonostante ostentasse una perfetta abbronzatura, impallidì.
«Certo che anche tu non sei un buon esempio» le fece notare l’amica.
«Vuoi dire che ho l’abitudine di andare in giro strafatta?» si offese Sabrina.
«No, tu hai una droga naturale che ti mantiene su di giri tutto il giorno, però cara tutto questo fumo non è un buon esempio».

Livia tacque, stava davvero diventando una moralista.

Restarono in silenzio per un po’, Sabrina stava sicuramente riflettendo sulle parole di Livia, lo faceva sempre dopo averla mandata a quel paese. Livia mordicchiò i pasticcini che avevano portato con il tè.

«Sabri, è un’età stupida, lo sai, basta un amico che t’incita a provare…» cercò di tranquillizzarla, ma capì che erano le solite frasi senza senso, mentre pensava che in fondo perché no? Anche suo figlio…
Sabrina la guardò dritto negli occhi.
«Francesco non lo farebbe mai» affermò, spegnendo la sigaretta nel piattino dove prima c’erano i bignè, era vietato fumare e non c’erano posacenere.

Sabrina possedeva questa dote incredibile, molte volte riusciva a seguire il filo dei pensieri dell’amica.
O Livia era una donna molto semplice o malgrado fossero tanto diverse esisteva questo strano filo che le univa.

«Tu lo conosci, mio figlio non è mai stato come Francesco, Riccardo o i gemelli, Edo è sempre stato Edo quello che combinava guai già a quattro anni. È riuscito a farsi sospendere e ha cambiato cinque scuole in tre anni da quando ha iniziato le superiori».

Sabrina sospirò e la sigaretta tremò fra le sue mani.
Livia vorrebbe dirle che la colpa non era di Edo, ma sua e di Giuliano, il suo ex marito, che l’avevano usato come merce di scambio nella causa di divorzio, dopo anni di tensione, ma a che servirebbe?

«Vuoi che parli con Francesco per capire se sa qualcosa, anche se i ragazzi fra di loro sono molto solidali…».
«Ma può essere un’idea» Sabrina guardò l’orologio e si alzò con la velocità dello shuttle quando scompare nello spazio.
«Dio, com’è tardi!» aggiustò la maglietta che a malapena le arrivava all’ombelico e lasciò le sue labbra stampate su una guancia dell’amica .
«Scusa, ma devo scappare non voglio far aspettare Osvaldo».

Mentre la osservava sculettare verso l’uscita e i pochi clienti di sesso maschile si voltavano a guardarla, Livia si chiese pigramente, raccogliendo le briciole del bignè rimaste sul tovagliolo, quanti anni avesse Osvaldo.
Sabri era una di quelle donne che aveva fatto della fine del suo matrimonio un affare. Giuliano, il suo ex marito, pur di liberarsi di lei in fretta e rifarsi una famiglia con una giovanissima modella, l’aveva liquidata con la casa e una cifra astronomica lasciandole anche Edo.
Dalla nascita del figlio avuto dalla nuova compagna aveva incontrato Edo due o tre volte in un anno.
Poi ci chiediamo perché i nostri figli sono pieni di problemi.

Livia non tentò un’uscita trionfale dal bar, sapeva che tanto non avrebbe sortito l’effetto di Sabrina.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: