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CousCous e Tortellini

Proprio oggi ho letto tutto d’un fiato la raccolta di racconti di Katia Brentani edito da EdiGiò.Si tratta di racconti brevi, ma intensi.

Ho scoperto Katia Brentani scrittrice, al festival Mangiarlibri di Castelmaggiore (Bo). Le sue, sono storie di donne di oggi e di ieri, che portano nel cuore le stesse aspirazioni gli stessi sogni, pur vivendo una realtà intrisa di limiti, privazioni, maltrattamenti.

In questi racconti la forza delle donne prende il sopravvento e la parola che rieccheggia in tutti i racconti è libertà. Il racconto più emblematico è quello che da il titolo al libro, “couscous e tortellini”, appunto. Due donne culturalmente distanti, religiosamente opposte trovano semplicemente un punto d’incontro nella fuga da uomini violenti e inutili. Una, Maria prepara mirabilmente i suoi tortellini l’altra  Fatima invece il suo gustosissimo couscous. I loro uomini, alcolizzati e violenti e forse ancor più disperati di loro, le spingono verso il limite e poi verso la libertà. La Brentani scrive di donne coraggiose, forti e volitive che possono realizzare tutto ciò che vogliono e che sanno sacrificarsi per raggiungere un obiettivo. Un libro di grande sensibilità e attualità.

Sara Monti

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Narrativa. L’autrice è nata a Bologna 48 anni fa, e dopo aver collaborato a riviste come Confidenze e Donna Moderna ha pubblicato il suo primo romanzo alla fine del 2007. Questi racconti scorrono lievi, ma sono tutt’altro che superficiali; anzi, la loro profondità nasce dalla limpidezza, che contiene peraltro un quid che ne accresce il significato. Non si vuol certo dire che così si deve scrivere, ma quella trasparenza di fondo possiede anche un aspetto visivo. Le figure femminili ivi descritte emergono nelle diverse personalità, specie in Le gruppiste, racconto che è segnale di un’emancipazione ancora in atto.

Recensione apparsa su www.literary.it

Luciano Nanni

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L’ autrice  bolognese Katia Brentani, già penna di importanti settimanali come Confidenze e Donna Moderna, regala alle sue lettrici quattro piccoli racconti, densi di quella delicatezza ed estrema poesia che spesso è possibile scovare solo nella mente e nell’intuito femminile.

Storie, personaggi, temi completamente differenti, racchiusi in un fazzoletto velato (proprio come la sottile pesantezza dell’opuscolo) che contiene come filo conduttore alcune fra le più importanti virtù delle donne: la pazienza, la tenacia, la forza, la costanza, la complicità, la capacità di sognare, la voglia di realizzare. Giuditta ed Ornella, meravigliose mongolfiere di solarità in una Romagna calda ed assolata (Banchetti di sogni), Isadora e Floriana, matriarcali colonne di una famiglia all’antica, che covano tra i grembiuli un grande desiderio che costa sudore raggiungere (Le gruppiste), Caterina, novella chioccia di una nuova famiglia in cui, in punta di piedi, proverà ad entrare (Aspirante matrigna). Ma soprattutto loro, Maria e Fatima, due moderne Giovanna d’Arco il cui racconto dà titolo al libro, che fanno da sfondo a una storia commovente e delirante, ambientata nella città natale dell’autrice, una Bologna torrida e indifferente. Due mondi così distanti all’apparenza, divisi da quel velo che Fatima non riesce a togliere, ma che Maria aiuterà a squarciare via prendendo una decisione che cambierà per sempre le loro vite. Due mondi uniti dal profumo dei tortellini fatti in casa, che Maria cerca di preparare nonostante l’afa, e dallo speziato couscous, specialità di Fatima. Due donne, infine, legate nel profondo da strazianti violenze che non recano nel grembo distinzioni di passaporto o nazionalità. Italia e Marocco giocano qui una partita alla pari, dove in egual misura vengono profusi dolore e grida soffocate nel silenzio. Sembra una barriera insormontabile,dipinta di interiore omertà, ma che reca in sé uno spiraglio di luce dal quale è possibile ripartire, alla ricerca di una vita migliore.

Il pregio di raccolte come questa è quello di divorarle in un soffio, ma di riflettere a lungo sulla tenerezza con la quale sono state scritte.

Deborah Benigni

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