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I quaderni del loggione

Bologna la dolce su Alice Cucina

Articolo su L’Informazione (La Stampa)

Segnalazione su Le valli bolognesi

Recensione Cucinare con le erbe – La Gazzetta dell’Appennino

Recensione Foodbooks Cucinare con erbe

Recensione su Foodbooks Bologna la dolce

Recensione Cuor di castagna su Foodbooks

Recensione Cuor di castagna (Literary)

Inzuppiamoci! Se non è zuppa è pan bagnato

Gastronomia. Proseguono le interessanti (e divertenti) ‘guide’ culinarie. Stavolta è la zuppa il soggetto. Di remote origini, addirittura preistoriche, può a buon diritto far parte della cosiddetta dieta mediterranea, anche se diffusa in forme diverse in tutto il mondo. Inutile dire che questo manuale è così preciso nelle indicazioni, al punto che ogni lettore potrebbe diventare potenzialmente un cuoco. Sapevate, per esempio, che il poeta Neruda ha scritto una ‘Ode alla zuppa di grongo’ (un pesce degli anguilliformi)? o che Michelangelo ci ha lasciato la ricetta di una zuppa che prende il suo nome? Infine, il racconto che chiude la simpatica pubblicazione, La zuppa della regina: una fiaba che fa, tra l’altro, capire che la culinaria è un’arte.

Luciano Nanni (Literary)

Cucinare con erbe, fiori e bacche dell’Appennino

Di Katia Brentani va lodata quella duttilità che le permette di frequentare con disinvoltura differenti generi letterari, dalla saggistica alla narrativa come la raccolta di racconti noir “Storie di periferia” firmata in coppia con Stefano Borghi.

Ne è la prova Cucinare con erbe, fiori e bacche dell’Appennino, un testo che sarebbe riduttivo confinare in quel genere di letteratura minore che è il ricettario. Più che un comune manuale sull’utilizzo delle erbe selvatiche in cucina, il libro è una miscellanea di aneddoti, consigli, ricordi e leggende popolari nonché un omaggio a queste erbe, provvidenziali in tempo di guerra e di carestia e oggi considerate alla stregua di un ingombro per i nostri prati e giardini.

Non vanno ignorate, invece, le proprietà terapeutiche e alimentari di erbe, fiori e bacche, qualità che sono valide tuttora se si evita quel “fai da te” pericoloso (mai raccogliere piante sconosciute o vicine alle strade), frutto dell’ignoranza o dell’imprudenza.

Al contrario, la Brentani ha svolto una vera e propria “ricerca sul campo”, affidandosi alla guida esperta di chi l’ha condotta sui luoghi dove quelle erbe crescono e le ha fornito preziose indicazioni su come servirsene.

Si avverte la nostalgia per l’infanzia, per quei profumi e sapori genuini che rendevano speciali le pietanze delle nostre nonne. Quest’atmosfera si respira nel racconto “L’erba magica”, in cui avviene una sorta di trasmissione generazionale dell’arte di adoperare correttamente queste piante che, se mal dosate, possono procurare degli incubi invece di un sonno ristoratore.

Senza rinunciare ad una narrazione vivace, l’Autrice ci indica a quando risale la coltivazione di tali erbe e il motivo per cui erano note nell’antichità, suddividendole in base alle stagioni perché vi sono periodi dell’anno più proficui di altri per la raccolta (la primavera per i fiori, l’autunno per le radici).

Sfogliando il quadernetto, apprendiamo gustose curiosità: non tutti sono a conoscenza dell’usanza, tipica dei paesi di montagna, di celebrare in estate “la domenica del mirtillo”. Si tratta di un rito dalle origini antiche: durante il Medioevo, in questa giornata avevano luogo danze e incontri amorosi, a riprova della fama di cui godeva il mirtillo come “frutto sociale”.

Monica Florio (Literary)

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