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Il figlio del boia

Recensione su Librierecensioni
Genere:
Narrativa

Trama:
Il primo sasso mi passa a pochi centimetri dalla tempia. Più che un sasso è un impasto di terra argillosa, quella terra grigia e opaca che si trova vicino allo stagno dove i ragazzini vanno a giocare nelle afose giornate estive.

Commento:
Ambientato in Francia nel periodo della ghigliottina, Il figlio del boia è un romanzo molto intenso che parla di emarginazione. Bastian, figlio e nipote di boia, mestiere che contraddistingue la sua famiglia ormai da generazioni, è la voce narrante di quest’opera che, a tratti, sembra quasi un diario.
L’atmosfera che permea il libro è cupa, opprimente, proprio come la vita del piccolo che, a sette anni, ha già imparato a mentire per proteggere la madre, troppo fragile per affrontare la realtà. Lei che vive isolata dal mondo, un padre che solo da adulto imparerà a capire e nessun amico, Bastian cresce in solitudine, oppresso da un destino che non sembra lasciargli nessuna possibilità di scelta.
Crescendo, quando finalmente le cose sembreranno andar meglio e l’amore sorridergli, il fato avrà in serbo altre brutte sorprese, che costringeranno il protagonista a scelte che mai avrebbe voluto fare.
Rassegnazione per un destino che sembra già scritto, solitudine e tristezza, sembrano accompagnare Bastian lungo tutto il suo cammino, con l’unica eccezione di una bella amicizia che resisterà agli anni, ai pregiudizi e all’emarginazione, forse proprio perché nata tra persone bistrattate dalla società.
Personaggi ottimamente caratterizzati e una trama originale, il romanzo della Brentani è ben scritto e coinvolgente ed affronta il tema dell’emarginazione da un punto di vista nuovo, trasmettendo con intensità i sentimenti di tristezza, rassegnazione e solitudine provati dei protagonisti. Bello l’epilogo, quello spiraglio aperto su un futuro migliore che nasce proprio dall’amicizia, l’unico legame che, sincero e disinteressato nonostante le apparenze, ha accompagnando il protagonista per l’intera vita, permettendogli di essere se stesso.
(M.G.)

I migliori scrittori esordienti del 2009 secondo Recensione Libro.it

Recensione Libro.it

Un anno è appena terminato e un altro è da poco iniziato. Tempo di bilanci, di valutazioni e considerazioni. Ed è per questo motivo che pubblichiamo la nostra personale classifica dei dieci migliori libri scritti da autori emergenti, dei quali abbiamo pubblicato una recensione nel corso del 2009.

Durante l’anno sono arrivate nella redazione di Recensione Libro.it   tantissime opere di nuovi autori italiani che provano, attraverso le loro pubblicazioni, a far riflettere, ridere e sorridere, scrivendo storie personali, romanzi di fantasia, saggi e poesie.

Di tutti i libri che ci sono stati spediti, alcuni sono già stati recensiti, altri lo saranno durante il corso del 2010. Tra quelli di cui abbiamo scritto sulle noste pagine durante l’anno appena terminato, abbiamo scelto le recensioni dei 10 libri che ci sono sembrati più belli, scritti con un gusto e una maturità che lascia davvero ben sperare per la carriera futura degli autori.

Ecco a voi, quindi, le recensioni dei dieci romanzi più belli, scritti da autori esordienti!

Di cosa parla “Il figlio del boia” di Katia Brentani.

Il racconto “Il figlio del boia” di Katia Brentani è una storia d’amore ed emarginazione, ambientata nella Francia della pena capitale, prima dell’avvento del periodo del terrore.

La storia racconta la difficile vita di Bastian, il figlio del boia, evitato dalla bigotta popolazione del paesino in cui vive. Il triste mestiere del padre lo costringe a vivere in modo solitario, subendo in silenzio i soprusi dei ragazzini che lo deridono. Soltanto all’avvicinarsi delle esecuzioni capitali, il figlio del boia gode del terrore che il mestiere del padre suscita nei suoi perfidi compagni di scuola. Ma sono soltanto pochi giorni, durante i quali può vivere una vita normale e vendicarsi appena un po’ dei suoi coetanei.

Bastian cresce tra le coccole della madre e gli sguardi distanti del padre, i cui sentimenti sembrano essere soffocati dai troppi pensieri con i quali è costretto a combattere. Bastian cresce covando dentro sè la diffidenza nei confronti della gente, e con il peso della storia della sua famiglia sulle spalle: una famiglia che, di padre in figlio, porta avanti la malvista professione di boia. Ma Bastian non vuole fare il boia, ha altri sogni, progetti, altre aspettative. Vorrebbe avere una vita normale.

E’ l’amore che sembra cambiare in modo radicale la sua vita, l’amore per Genevie, una ragazza che, inaspettatamente, sembra non temere il figlio del boia. I due iniziano un relazione che li coinvolge e sconvolge, e che sarà l’inizio di una serie di eventi che trasformerà le loro vite.

Un romanzo bello, ben scritto, delicato e riflessivo, che affronta, tra gli altri, il tema dell’emarginazione da un punto di vista assolutamente innovativo. Katia Brentani riesce a far amare il protagonista della vicenda sin dalle prime battute, ma non certo muovendo sul sentimento della pietà che potrebbe nascere spontanea nei confronti di un bambino costretto a vivere una vita da recluso, bensì grazie alla psicologia lineare del ragazzo.

Per questo racconto ci sono diverse chiavi di lettura, diversi spunti sui quali riflettere. Se, da un lato, è molto presente il concetto di emarginazione vissuta con dolore, dall’altro lato questo aspetto della vita sembra essere un regalo, quando lo status di “escluso” del figlio del boia, diviene la base del rapporto d’amore tra Bastian e Genevie. Un racconto da leggere tutto d’un fiato, che ha nella chiarezza e nella delicatezza le sue caratteristiche più armoniose.

Pubblicato su RecensioneLibro.it

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Il primo sasso mi passa a pochi centimetri dalla tempia. Più che un sasso è un impasto di terra argillosa, quella terra grigia e opaca che si trova vicino allo stagno dove i ragazzini vanno a giocare nelle afose serate estive”: è questo l’incipit dell’intenso racconto della Brentani, che racchiude in sé i toni, le forme e i colori di una storia cupa, ma – quasi un ossimoro! – filtrata di sole.
Si tratta di Bastian, un simpatico ragazzino francese, e di Genevie, una quindicenne dai bellissimi occhi verdi. Bastian e Genevie si incontrano, e le loro storie si intrecciano come quelle di tanti altri cuori. Ma Bastian è il figlio del boia del paese, Genevie la figlia di una strega. Due mondi “altri”, alieni e alienati dalla società, che si riconoscono in un amore sublime e trasparente. La vita di Bastian, costretto ai soprusi e alle angherie dei suoi compagni, alla solitudine e all’emarginazione, sembra trovare nuova linfa…Ma è un fiammifero che pare subito spegnersi, a causa dell’ostilità familiare dei genitori di lei per ciò che lui e il suo nome rappresentano nella quotidianità: morte, decapitazione, urla di dolore di esseri semi-umani, condannati alla disperazione. Il contorno della vita di Bastian prende forme sempre più scure e contorte, fino ad intrecciarsi di spine che gli provocano urti lancinanti: una madre in preda alla follia, un padre ucciso da un altro padre…

Grazie ad un abile flashfoward, ritroviamo un Bastian adulto, alle prese con amori consumati in fretta nei tanto desiderati bordelli – già retaggio della sua adolescenza – e con impresso nella mente il fantasma di Genevie, che improvvisamente riapparirà in una luce del tutto inquietante. Di nuovo l’intreccio di due anime che non si sono mai divise, fino all’ultimo, estremo appuntamento con il destino che lascerà scioccato il lettore.

L’impronta narrativa della scrittrice si rivela solida anche nella trattazione del genere storico/fantastico, di cui questo libro è sottilmente permeato. Lo stile asciutto e scarno avrebbe comunque potuto lasciare più spazio all’immaginazione e all’approfondimento psicologico dei personaggi, che sembrano avere ancora tanto da dire, ma restano ingabbiati fra le sbarre di una storia comunque di piacevole lettura. Probabilmente, quando ci si affeziona ad un personaggio, la curiosità non è mai sazia.

Deborah Benigni
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Katia Brentani, Autrice di grande talento, ha fatto il suo ingresso trionfale anche in Australia coi suoi due romanzi brevi interessantissimi. Trattano storie originali che legano il lettore alle pagine fino alla fine con infinita attenzione.

“IL FIGLIO DEL BOIA”, una vicenda incredibile che sprigiona tumulti e languori in ogni pagina, Katia Brentani è riuscita a catturare l’attenzione del lettore, anche nei cuori più duri e più menefreghisti con il narrare accuratamente una storia che dà i brividi, con colpi di scena da film dell’orrore.
Si tratta di una generazione di boia, un mestiere che si tramanda da padre in figlio come un mestiere qualunque che vive nel tempo per tradizione in parecchie famiglie, solo che questo è un mestiere orripilante, odiato da tutti, e moglie e figli del malcapitato ne piangono le conseguenze, sono malvisti e allontanati da ogni luogo pubblico, nessuno che li saluti e le rivolga la parola, nessuno che li rispetti, sono trattati come malati infetti da schivare.
La storia è ambientata in Francia ai tempi della ghigliottina, il povero figlio del boia è maltrattato dai compagni di scuola, tanto che non ci vuole andare, perché i compagni lo picchiano, lo insultano, lo deridono, lui riesce a nascondere il suo tormento alla mamma, ma lei sa che la vita è dura per entrambi, lo conforta, lo incoraggia, lo esorta ad essere gentile con tutti, ma poco cambia nella loro vita triste e difficile ogni giorno. Sono sempre soffrendo per colpa dell’antipatia della gente.
Poi, come il destino di tutti i boia, il papà viene ucciso giovane da qualcuno, per vendetta e a lui tocca il posto del padre. Lui lo rifiuta, ma poi è costretto ad accettarlo perché non trova lavoro.

La nostra Autrice, narra la vicenda con molta chiarezza e verità, infatti sembra una storia vera che dona a chi legge senzazioni strane che afferrano il cuore sbattendolo negli artigli del terrore.
Il lettore s’immedesima ai protagonisti di questa tragica vicenda con l’animo in subbuglio e un po’ di comprensione, ed esulta per il finale a sorpresa scaturito dalla mente fertile della nostra scrittrice.

Un libro che affascina per la tragicità e l’originalità del racconto che fa vibrare tutti i sensi in un groviglio di emozioni e stati d’ansia che culminano nella fretta di arrivare alla fine, per scoprire come va a finire l’ultimo boia.

Katia, ha saputo narrare con il cuore in mano una storia avvincente, coinvolgendo il lettore dal principio alla fine incollandolo alle pagine e non percependo nessuna distrazione all’infuori dal seguire febbrilmente i protagonisti del racconto.

Un libro da leggere in un sospiro per scoprire al più presto il finale.

Giovanna Li Volti Guzzardi
A.L.I.A.S. Accademia Letteraria Italo Australiana Scrittori
29 Ridley Avenue
Melbourne Australia

Pubblicato su IL CROGIUOLO Aprile 2008
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Racconto coinvolgente ed atipico, per la peculiarità della trama. La storia si svolge in un piccolo paesino sperduto della Francia, ai tempi della pena capitale, prima del periodo del terrore.

Bastian Vailant, figlio del boia del paese, patisce fin da piccolo le umiliazioni e l’emarginazione spietata che il mestiere del padre lo costringe a subire. L’unico conforto gli viene dalla madre Rosa, anche lei costretta a vivere di solitudine; Rosa vive sognando per il figlio un destino diverso. Le angherie dei compagni, che lo sbeffeggiano davanti a tutti, cessano solo in prossimità delle esecuzioni capitali: il terrore si impadronisce anche di questi piccoli vigliacchi che potrebbero essere colpiti indirettamente dalle esecuzioni del boia.

La rabbia cova nel cuore del piccolo Bastian, che giura a sé stesso che mai farà il mestiere del padre, pur sapendo di non essere in grado di fare altre scelte.

In città, accompagnato dal padre, conosce Lavinie, alla Maison de Madame Fifì, la casa d’appuntamento dove Lavinie lavora; fra loro, due emarginati, per motivi diversi ma analoghi, nasce una solida amicizia che durerà negli anni. Bastian inizia una nuova vita sentendosi accettato pienamente; la ragazza è una rom, anche lei ai margini della società.
L’incanto però dura poco. Bastian, prima di trovare la sua strada, dovrà affrontare immense difficoltà e dolori. “Perché la verità è questa, questo il macigno che opprime il mio cuore. Con l’autorizzazione della legge, le grida isteriche della folla, la vendetta inutile dei parenti delle vittime, io uccido”.

Cìè molto su cui riflettere in questo racconto denso di emozioni e problematiche etiche, dove l’emarginazione più totale viene sconfitta solo dall’amore e dall’amicizia, che squarciano il muro di omertà e rifiuto innalzato dall’ignoranza e dal perbenismo bigotto.

Adriano De Vincolis

Pubblicato su “Il Convivio” – Aprile-Giugno 2009
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Dura la vita per Bastian, un ragazzino di un piccolo paese francese che, agli occhi di tutti, ha un difetto inguaribile:  essere il figlio del boia, un marchio indelebile, una “colpa” che nessuno riesce a perdonargli.  Un racconto affascinante e insolito, con un finale all’insegna della speranza

Pubblicato sulla rivista “Il Carabiniere” novembre 2009

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Sud della Francia, tempo indefinito, a cavallo del 18° secolo, in un periodo in cui l’ultima ghigliottina calò sul capo di una persona fino alla restaurazione con Napoleone. Bastian Vailant è protagonista de “Il figlio del boia”, e figlio di chi esegue le condanne con la ghigliottina lo è veramente.
Bastian passa un’esistenza tormentata ma predefinita, con dei paletti fissati impossibili da rimuovere, per quanto lui faccia ogni sforzo, insieme alla madre, per cambiare le cose. E’ sempre lui la causa, decisa dal fato, del succedersi degli eventi. Sembra una contraddizione, ma in questo racconto di Katia Brentani non lo è: ogni tentativo di fuga porta all’inevitabile, a ciò che è scritto.

Da piccolo, mentre vive con il padre, boia di professione, è perseguitato dai coetanei, che vedono in lui un parìa, da temere oppure malmenare, a seconda che sia vicina o meno un’esecuzione da parte del padre. Tutti temono chi toglie la vita alle persone, ma il figlio deve sopportare le conseguenze. E così la vita si trascina avanti, seguendo un filo retto, con la madre che indossa una maschera di finzione, illudendosi che tutto vada bene, il padre che già ha vissuto tutto ciò, e non dà chiarimenti nella sua consapevolezza, e il figlio, Bastian, diviso tra queste due personalità e la voglia di cambiare. Un cambiamento arriverà quando, cresciuto, fa i primi passi amorosi, prima carnali in una casa chiusa, e poi più reali incontrando l’amore della sua vita, una gitana di una famiglia nomade.
Lavinie è la prostituta che sarà l’accompagnamento della sua vita, interrotta soltanto da Genevie, figlia di zingari e quindi pure considerata nel paese come una reietta. Un amore che avrà conseguenze prevedibili ma non previste: il padre assassinato,  morto violentemente così come il nonno e così per la generazione prima ancora, e Bastian a prenderne il posto.

Genevie sparisce, di nuovo in viaggio con la famiglia ma contro la sua volontà. E Bastian finisce di nuovo tra le braccia di Lavinie, che è  diventata anche sua amica; ma la verità verrà a galla solo dieci anni dopo quando, per scherzo del destino, il boia Bastian dovrà prendere una terribile decisione.

“Il figlio del boia” è praticamente un diario, che Bastian scrive a fasi alterne. Non è costruito secondo le date, ma narrato in prima persona, raccontando direttamente al lettore quel che accade nei vari momenti, a volte in tempo reale, a volte mantenendo il presente anche mentre si racconta il passato.
Le tre fasi della vita di Bastian sono scandite chiaramente, una per ogni momento importante di crescita. Si racconta infatti la sua vita, non molto di più, ma è ad esempio per chi è considerato reietto. Perché alla fine della propria vita si può arrivare comunque sereni, grazie alla propria amica prostituta pronta a iniziare un percorso di redenzione, per avere una seconda opportunità e rompere lo schema del mestiere “da padre a figlio”.
E’ un racconto asciutto, senza fronzoli o decorazioni, in cui i sentimenti delle persone sono descritti schiettamente e senza ambiguità, come fosse un vero diario.
Tuttavia non c’è vera disperazione, tra rifiuti della società ci si aiuta, e pian piano subentra la consapevolezza che tutto il dramma che si sta vivendo è predeterminato, senza opzioni. Ma anche se reietti, l’appoggio di uomini giusti e onesti può far cambiare un destino già segnato, grazie a delle scelte coraggiose.

Pubblicato su Recensionilibri.org gennaio 2011
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